Newsletter Reuse Advisor N°4
16 luglio 2026
Questo nuovo numero mette in luce le evoluzioni che stanno plasmando progressivamente l'economia del riutilizzo.
In sommario: il percorso di Corecyclage, che mostra come il riutilizzo diventi prima di tutto una questione di organizzazione; un articolo di approfondimento sulla gestione delle scorte e i costi spesso invisibili dell'immobilizzazione dei beni; così come un punto di informazione dedicato alla validazione da parte della Commissione europea del dispositivo francese di divieto di distruzione delle invenduti e alle sue conseguenze per gli attori del settore.
Fedele alla sua linea editoriale, REUSE ADVISOR propone analisi, decifrature e resoconti di esperienze per aiutare i professionisti a comprendere meglio le trasformazioni in corso e a prendere decisioni informate.
Ritratto — Corecyclage: quando il riutilizzo diventa una questione di organizzazione
Corecyclage: quando il riutilizzo diventa una questione di organizzazione

Da oltre dieci anni, Corecyclage dimostra che un'altra organizzazione è possibile. Oltre alla rimozione dei mobili, l'azienda ha costruito tutta la meccanica che consente la sua seconda vita: inventario, logistica, messa in relazione, tracciabilità.
Ritratto di un attore che professionalizza il riutilizzo su larga scala.
Articolo Reuse Advisor — Stoccare o far circolare: perché il vero valore del riutilizzo non si trova nei magazzini
Stoccare o far circolare: perché il vero valore del riutilizzo non si trova nei magazzini
Nel riutilizzo, lo stock è spesso percepito come una riserva di valore. Tuttavia, un bene immobilizzato mobilita risorse senza produrre profitto finché non ha ritrovato un uso. Dietro magazzini ben riempiti si nascondono a volte costi invisibili, una complessità crescente e una redditività che si erode progressivamente. Comprendere questa realtà porta a cambiare prospettiva: la performance non dipende da ciò che si possiede, ma dalla velocità con cui i beni circolano.
Punto info
Flash info — Invenduti : Bruxelles convalida il modello francese
La Commissione europea ha convalidato, il 26 giugno, il dispositivo francese di divieto di distruzione delle giacenze invendute (decisione pubblicata il 29 giugno). La Francia, pioniera dal 2022 con la legge AGEC, precedeva l'Europa su questo tema — senza questa convalida, avrebbe dovuto, paradossalmente, allentare la propria regola per le medie imprese per quattro anni (2026-2030), il tempo necessario affinché l'UE la raggiungesse. Il governo aveva sostenuto che evitare la distruzione di un chilo di tessuto consente di risparmiare 14 kg di CO2.
A livello europeo, il regolamento ESPR impone dal 19 luglio 2026 lo stesso divieto alle grandi imprese del settore tessile, con un quadro precisato da atti delegati pubblicati a febbraio. Le PMI rimangono esenti, ma non possono fungere da intermediari per eludere la regola imposta ai grandi marchi. Per quanto riguarda la Francia, un progetto di legge di adattamento al diritto europeo (DDADUE) è in attesa di esame all'Assemblea nazionale: mira non a raggiungere l'Europa, ma a articolare il regime francese preesistente con il nuovo quadro europeo.
Resta un'area d'ombra: diversi attori temono che le associazioni caritative diventino il deposito dei surplus della fast fashion, senza che ciò risolva il vero problema, quello della sovrapproduzione. E il movimento non si ferma al tessile, poiché il divieto potrebbe estendersi all'arredamento già dal 2028-2029.
