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Mercato del carbonio europeo: anatomia di una riforma

Il 17 luglio 2026, la Commissione europea ha svelato la sua proposta di revisione del sistema di scambio di quote di emissione (ETS), pilastro della politica climatica dell'UE da vent'anni. Analisi di un testo che divide profondamente gli Stati membri.

21 juillet 2026

Mercato del carbonio europeo: anatomia di una riforma

Come funziona il mercato del carbonio europeo

Istituito nel 2005, l'ETS si basa su un principio semplice: porre un limite alle emissioni di CO2 delle installazioni industriali e energetiche più inquinanti e farle pagare un prezzo

per ogni tonnellata emessa.

Ogni anno, il limite globale di quote disponibili diminuisce secondo un tasso chiamato “fattore di riduzione lineare”, il che deve meccanicamente spingere il prezzo del carbonio verso l'alto e incentivare le aziende a ridurre le loro emissioni piuttosto che acquistare quote.

Le aziende ricevono una parte delle loro quote gratuitamente — calcolata tramite “benchmark” che fissano la quantità assegnata in base alle prestazioni delle installazioni più efficienti di ciascun settore — e devono acquistare il resto all'asta o sul mercato secondario.


Cosa cambia la proposta del 17 luglio

Presentato dalla presidente della Commissione europea in un pacchetto legislativo che include anche un piano di elettrificazione e una proposta sulle tariffe di rete, il testo del 17 luglio mira, secondo il commissario al clima Wopke Hoekstra, a tracciare un percorso coerente con l'obiettivo climatico dell'UE per il 2040.

Nel dettaglio, emergono diverse misure:

  • Un rallentamento del ritmo di riduzione delle emissioni.
Attualmente al 4,4% all'anno, il fattore di riduzione passerebbe al 3,7% per il 2035 e poi all'1,7% entro il 2040.

  • Un'estensione delle quote gratuite.
Le aziende che beneficiano delle quote gratuite vedrebbero questo vantaggio esteso fino al 2038 invece del 2034.

  • Nuovi meccanismi di flessibilità.
La proposta introduce per la prima volta l'introduzione di crediti di carbonio derivanti da catture permanenti nel mercato ETS, con fino a 250 milioni di tonnellate di crediti certificati.
  • L’ingresso degli inceneritori di rifiuti.
Il settore dell'incenerimento entrerebbe gradualmente nell'ETS.

  • Un freno sull'aviazione e l'ETS2.
Rinuncia a integrare l'intero settore aereo nell'estensione del mercato.

  • Nuovi finanziamenti.
Nuovo pacchetto europeo di 6 miliardi di euro aggiuntivi per il consumo energetico delle industrie.


Un Consiglio europeo fratturato in due blocchi

La proposta arriva dopo mesi di crescente pressione. Un lobbista citato da

l’Usine Nouvelle descrive "un clima di panico alla Commissione in febbraio e marzo", alcuni temevano che il mercato del carbonio potesse crollare puramente e semplicemente sotto i colpi di diverse capitali e dell'industria chimica in particolare.


Un'analisi dell'Agenzia Europa, realizzata prima della presentazione del testo, delinea due

schieramenti abbastanza netti all'interno del Consiglio:


  • Il blocco “critico”, favorevole a un allentamento massimo:
l'Austria, la Bulgaria, la Croazia, la Grecia, l'Ungheria, l'Italia, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Romania e la Slovacchia chiedono una flessibilità massima nella revisione legislativa.


  • Il blocco “ambizioso”, che vuole preservare il sistema:
La Spagna, il Danimarca, la Finlandia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, il Portogallo e la Svezia hanno co-firmato all'inizio di luglio una lettera che chiede il mantenimento di un sistema ambizioso


Reazioni vivaci fin dalla pubblicazione del testo

Le ONG ambientali hanno reagito senza indugi. L'ONG Carbon Market Watch ha denunciato una proposta che offrirebbe "una boa di salvataggio" ai combustibili fossili e ulteriori "permessi di inquinare gratuiti", ricordando che l'ETS ha permesso, in vent'anni, di ridurre della metà le emissioni dei settori dell'energia, dell'industria, dell'aviazione e marittimo. Ricercatori e ONG tedesche hanno avvertito che la riforma renderebbe più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici del blocco.

Al contrario, la Commissione difende un esercizio di equilibrismo: preservare la competitività industriale europea di fronte alla concorrenza cinese e ai dazi doganali americani, senza rinunciare formalmente al principio del chi inquina paga né al percorso 2040.


E adesso?

Il testo deve ancora essere negoziato per diversi mesi tra i Ventisette e ilParlamento europeo, dove la commissione ENVI esaminerà il dossier. Viste le linee di frattura già visibili al Consiglio, e il ruolo di arbitro che potrebbe svolgere la Francia, il risultato finale di questa negoziazione rimane incerto — con sullo sfondo la questione se l'UE possa conciliare ambizione climatica e competitività industriale senza sacrificare l'una per l'altra.